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Giovanni Tamburini (1857-1942), nato Bagnacavallo (Ravenna) da umili origini, cominciò il proprio apprendistato come riparatore e costruttore di fisarmoniche, come falegname ed ebanista, per giungere ad un perfezionamento delle proprie conoscenze con gli anni di lavoro presso la fabbrica di pianoforti Battista Brialdi a Faenza. L’avvicinamento al campo organario avvenne nel 1884 con la sua assunzione presso la ditta Trice-Anelli di Codogno. Forte di tale esperienza, G.T. veniva assunto nel 1887 dalla fabbrica del Cavalier Pacifico Inzoli di Crema, con lo specifico incarico di trovare soluzione ai problemi di ordine meccanico rimasti insoluti o malamente superati nella precedente produzione organaria. Trascorse a Milano un periodo di formazione presso la Società Elettrica Industriale ed ideava l'importante trasformazione dell'organo meccanico in elettrico, con un percorso attivo di perfezionamento. Fondò nel 1893 la propria fabbrica d’organi. Da allora si dedicò alla costruzione di organi grandiosi, installati a Roma, a Milano, nelle più rilevanti cattedrali d'Italia e all'estero. I suoi collaudatori furono i più insigni maestri: Perosi, Bossi, Tebaldini, Baronchelli, Ravanello, Manera, Terrabugio, Coronaro, Mattey, Pagella, Vignanelli, Germani etc. Il giudizio comune, in occasione di ogni collaudo o concerto, come si evince dalla cronaca contemporanea, fu sempre di lode e di ammirazione. Nel 1921 S.S. Benedetto XV lo decorava della Croce di Cavaliere Pontificio dell'Ordine di S. Silvestro; il Ministro Montresor, dopo il collaudo in Santa Croce a Firenze, gli conferiva il titolo di Cavaliere del Regno. Dopo l'inaugurazione dell'organo del Duomo di Milano, ottenne la nomina di Commendatore. Si riassumono così i cinquant'anni di ricerca appassionata e di attività perseverante, esercitata da Giovanni Tamburini nella sua fabbrica. Negli ultimi anni egli ebbe l’intuizione precorritice che il sistema di trasmissione elettrica, pur offrendo al costruttore le più ampie possibilità di realizzazione ubicativa e di grandiosità strumentale, veniva a togliere all’organo quella natura di genuinità fonica e di pura espressività in cui si identificava l’eredità più segreta della tradizione organaria, tramandata con mirabili strumenti costruiti a “sistema meccanico”. Ancora un ventennio doveva passare prima che tale intuizione venisse ripresa ed avviata a compimento, col favore di una più accorta sensibilità ai valori strumentali dell’arte organaria. Morì il 23 novembre 1942, con la benedizione del Papa Pio XII e del Vescovo Mons. F. M. Franco. L’eredità professionale è passata ai discendenti, i successori Umberto Anselmi e i figli Franco e Luciano Anselmi Tamburini. Attualmente la ditta prosegue la sua attività, soprattutto nel campo del restauro, dove collabora con tutte le Soprintendenze italiane, presso la sede di Pianengo, sotto la guida di Saverio Tamburini. Fotografia scattata nel 1938 a Palazzo Venezia in occasione dell’Inaugurazione degli Organi del Duomo di Milano. A dx. di Benito Mussolini compare la famiglia Tamburini, nelle persone del fondatore, Commendatore Giovanni Tamburini, del genero Umberto Anselmi, con la moglie sig. Cecilia Tamburini, dei nipoti Franco, Luciano e Gianna Anselmi .
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